Il mercato del vintage e del lusso usato sta vivendo un vero e proprio boom. Non si tratta più di una scelta dettata solo dal risparmio, ma di un fenomeno che sta rivoluzionando l’industria della moda. Secondo un rapporto di Boston Consulting Group e Vestiaire Collective, il mercato mondiale della moda e del lusso di seconda mano raggiungerà un valore di 360 miliardi di dollari entro il 2030, crescendo a un ritmo annuo del 10%.
Questo cambiamento profondo nei consumi sta spingendo i grandi marchi del lusso a ripensare le loro strategie e modelli di business. L’usato non è più percepito come un ripiego, ma come una modalità stabile di costruzione del proprio guardaroba. Tra gli utenti di Vestiaire Collective, gli acquisti di seconda mano pesano già per il 28% degli articoli posseduti, quota che sale al 30% per l’abbigliamento e addirittura al 40% per le borse.
La convenienza e la sostenibilità
La convenienza economica resta il principale fattore di attrazione: quasi otto consumatori su dieci dichiarano di scegliere il second hand per risparmiare. Ma non è l’unica motivazione. Più della metà degli acquirenti apprezza la varietà e l’unicità dei prodotti disponibili, mentre quasi il 50% indica come elemento decisivo il piacere della ricerca del pezzo raro o introvabile. Anche la sostenibilità gioca un ruolo crescente, con circa il 40% degli intervistati che considera l’impatto ambientale una ragione determinante per acquistare capi già utilizzati.
La spinta della Generazione Z
A trainare il fenomeno sono soprattutto i più giovani. Generazione Z e Millennials saranno responsabili di oltre il 70% della crescita del mercato entro il 2030. Per i consumatori della Gen Z la rivendita è ormai un canale privilegiato per scoprire nuovi marchi e tendenze. Nei loro armadi gli articoli di seconda mano rappresentano già quasi un terzo del totale, mentre nel comparto delle borse la quota raggiunge livelli ancora più elevati.
La rivoluzione dei social network
La rivoluzione passa sempre più dai social network. Se fino a pochi anni fa il vintage si cercava prevalentemente nei mercatini o sulle piattaforme specializzate, oggi quasi la metà degli acquirenti scopre prodotti usati attraverso creator, influencer e contenuti pubblicati sui social media. La ricerca del capo desiderato diventa così parte integrante dell’esperienza digitale.
Un esempio di questa tendenza è la storia di Elisabetta Di Maso, stylist e collezionista di moda, che ha iniziato a raccogliere capi vintage di grandi firme diversi anni fa. La sua passione per la moda degli anni Novanta e dei primi Duemila l’ha portata a viaggiare in tutto il mondo alla scoperta di abiti vintage iper-ricercati. Oggi organizza showroom e pop-up esclusivi tra New York, Miami, Parigi, Londra e Los Angeles, frequentati da celebrità e influencer.
L’impatto dell’intelligenza artificiale
Ma anche la tecnologia sta cambiando il settore. L’intelligenza artificiale viene utilizzata per facilitare la determinazione dei prezzi, migliorare la ricerca dei prodotti e rafforzare i processi di autenticazione, uno degli aspetti più delicati soprattutto nel lusso. In prospettiva, un ruolo chiave sarà svolto dai passaporti digitali dei prodotti, strumenti che consentiranno di certificare autenticità, provenienza e caratteristiche di ogni articolo lungo tutto il suo ciclo di vita.
Per i marchi del lusso, il second hand non è più un concorrente da osservare a distanza. Sempre più aziende lo considerano un canale strategico per intercettare nuovi clienti, rafforzare il valore dei propri prodotti nel tempo e inserirsi nell’economia circolare. La sfida dei prossimi anni non sarà tanto quella di creare domanda, già molto robusta, quanto quella di garantire un’offerta sufficiente di prodotti e rendere la vendita di articoli usati semplice e immediata quanto l’acquisto di un capo nuovo.


