Al centro del dibattito su come progettare uno spazio verde ci sono oggi due parole apparentemente opposte: massimalismo e minimalismo. Al Chelsea Flower Show queste due filosofie sono state reinterpretate da due designer che portano sul terreno le proprie convinzioni, scegliendo piante, materiali e composizione per raccontare esperienze differenti di fruizione del giardino. In entrambi i casi, la chiave è la relazione tra architettura vegetale e struttura di supporto, una dinamica che emerge con chiarezza nei progetti esposti.
Il massimalismo che guida l’esplorazione: il Glasshouse Garden di Jo Thompson
Jo Thompson, autrice e progettista con una lunga frequentazione del Flower Show (ha realizzato 10 giardini al Chelsea, metà dei quali con medaglie d’oro), propone un’interpretazione ricca e stratificata dello spazio verde. Nel suo Glasshouse Gardencollocato all’interno di una serra in stile art déco, “tutto parte dalle piante”. Qui gli alberi, le cupole e le strutture vegetali dettano la forma, mentre rose, papaveri e digitali creano una sequenza di stimoli visivi.
La filosofia di Thompson punta a un percorso sensoriale: lasciare piccoli indizi che invitino all’esplorazione, con la piantagione stessa che conduce il visitatore. Il massimalismo viene descritto come «una serie ininterrotta di emozioni, di momenti di euforia, di stimoli», ottenuta dall’interazione di fogliame, fiori, texture e luce. Questa scelta non è solo estetica: una densità vegetale elevata produce anche benefici ecologici, perché «una fitta concentrazione di piante significa che creerai habitat e sosterrai la fauna selvatica».
Struttura e pratica nel progetto massimalista
Nonostante l’aspetto apparentemente disordinato, la riuscita del progetto richiede una solida pianificazione. Thompson insiste sull’importanza di stabilire basi stabili, come alberi e arbusti sempreverdi, per sostenere il caos controllato della superficie. Le rose, che definisce la pianta massimalista per eccellenza, svolgono molte funzioni: si espandono, operano su più livelli e favoriscono la fauna. La progettista racconta un esempio di vita condivisa tra piante e animali: un merlo che nidifica in una rosa e che «se ne sta lì tranquillamente mentre noi pranziamo tutti fuori».
Il minimalismo della giustezza: il Cart House di Angus Thompson
All’altro estremo, Angus Thompson affronta il giardino con un approccio di sottrazione. Il suo progetto per il Flower Show accosta lastre rettangolari di calcestruzzo a emissioni zero a piantagioni di bordo bosco, costruendo una tensione controllata tra materiale e vegetazione. Per lui il giardino è «una zona di transizione tra architettura e natura»: non tenta di replicare il paesaggio naturale, ma piuttosto crea uno spazio umano che valorizza la natura in modo misurato.
Nel minimalismo di Thompson le piante più efficaci sono spesso quelle più vicine al suolo: le piante tappezzanti fungono da controcampo alle specie più scenografiche, permettendo a una singola scelta botanica di emergere con forza. In particolare predilige Asarum europaeum (zenzero selvatico) per la sua foglia cerosa e a forma di cuore, che lavora come base silenziosa per la composizione.
La gomma da cancellare come strumento di progetto
Angus Thompson sintetizza la sua metodologia con una metafora: «Sono attratto dall’idea che la gomma da cancellare sia uno strumento di progettazione molto potente». Ridurre, eliminare il superfluo e mettere in evidenza gli elementi chiave genera quello che definisce «una purezza, una calma e quasi una modestia in uno spazio ben progettato». La sottrazione non annulla il valore della natura: al contrario, consente a alberi scultorei o a splendidi sfondi di risaltare, evitando che una massa di piante scultoree «cessi di cantare» per mancanza di contrasto.
Le due proposte, pur partendo da presupposti opposti, convergono nel riconoscere l’importanza della struttura e della scelta vegetale. Entrambi i progetti esposti al Chelsea Flower Show mostrano come il giardino possa funzionare sia come spazio di euforia multisensoriale sia come ambiente di calma essenziale: la scelta fra massimalismo e minimalismo dipende dall’effetto desiderato, ma in entrambi i casi la cura della pianta e l’accuratezza della base sono indispensabili.



