Negli ultimi anni il prestito green si è affermato come uno degli strumenti più diffusi per sostenere la transizione energetica degli edifici. La Banca d’Italia, nella sua Nota di stabilità finanziaria n. 52, ha evidenziato che i finanziamenti finalizzati all’efficienza energetica stanno guadagnando terreno sia nel settore residenziale che in quello commerciale.
In Europa gli edifici rappresentano circa il 40 % del consumo energetico totale e sono responsabili del 36 % delle emissioni di CO₂. Questo impatto rende il mercato immobiliare un punto chiave per ridurre la dipendenza energetica e contenere i costi per le famiglie, soprattutto in un contesto di fluttuazioni dei prezzi dell’energia.
Crescita dei prestiti green: dati della Banca d’Italia
Secondo le statistiche più recenti, riferite al triennio 2022-2024, la stragrande maggioranza delle banche italiane ha introdotto prodotti catalogati come mutui verdi. Questi finanziamenti, garantiti o non garantiti, sono destinati a costruzioni o ristrutturazioni che rispettano criteri di alta efficienza energetica. Il valore medio dei nuovi crediti erogati alle famiglie con finalità green si attesta intorno all’11-12 % del totale dei mutui, un dato che segnala un interesse crescente ma ancora contenuto rispetto al potenziale.
Target principale: le famiglie italiane
Le analisi mostrano che le famiglie costituiscono il segmento più attivo nella domanda di questi prodotti. I mutui verdi destinati all’acquisto di abitazioni o alla loro riqualificazione energetica sono la voce più rilevante dei portafogli bancari green. Tuttavia, la diffusione è ostacolata dalla mancanza di una definizione univoca di prestito verde che rende difficile confrontare le offerte e valutare l’effettiva coerenza con la Tassonomia europea.
Problematiche degli incentivi fiscali: super-bonus ed ecobonus
Parallelamente alla crescita dei crediti, gli incentivi fiscali come il super-bonus e l’ecobonus hanno generato un vivace dibattito. I dati di un osservatorio pubblico evidenziano che gli interventi più frequenti riguardano immobili collocati in fasce catastali elevate, ovvero proprietà che già possiedono una capacità fiscale significativa. In pratica, le agevolazioni finiscono per beneficiare chi è già in una posizione economica più solida, lasciando fuori le famiglie con minori risorse.
Una delle proposte più discusse è l’aumento della quota di detrazione dal 50 % al 65 %. Tuttavia, se si analizzano gli scenari di utilizzo, l’effetto di questo incremento risulta marginale perché il vincolo principale rimane la capacità di spesa dei beneficiari. L’attuale soglia di capienza fiscale, già al limite, rischia di creare un nuovo strozzamento per gli interventi più ambiziosi.
Verso una definizione europea condivisa
Per superare le barriere normative, la Banca d’Italia si è ispirata alle raccomandazioni dell’EBA (European Banking Authority) e alla Tassonomia UE, proponendo una definizione più snella di prestito verde. L’obiettivo è creare una cornice uniforme, facile da applicare e capace di sostenere la crescita ordinata del mercato. Una maggiore chiarezza normativa potrebbe favorire la riduzione dei costi energetici per le famiglie, incrementare la resilienza alle oscillazioni del prezzo dell’energia e stimolare ulteriori investimenti nel rinnovamento energetico del patrimonio immobiliare.



