La casa che Karim Rashid ha realizzato nella periferia del New Jersey non è solo un’abitazione: è una dichiarazione programmatica sul ruolo del colore nel progetto d’interni e nella vita quotidiana. Dalle grandi vetrate che incorniciano il bosco alle superfici interne, ogni elemento tiene insieme la funzione e un’intensa volontà espressiva, dimostrando che il colore può essere uno strumento emotivo e operativo.
Proveniente da un percorso internazionale che tocca Il Cairo, Londra, Milano e New York, Rashid ha disegnato questo spazio come un laboratorio continuo: mobili autoprodotti, pezzi in produzione e prototipi convivono con opere d’arte e arredi firmati. La casa funge quindi sia da residenza sia da banco di prova per idee progettuali che l’autore porta nei suoi oltre 4.000 progetti realizzati nel mondo.
Karim Rashid e la casa nel New Jersey: rapporto con il contesto e identità progettuale
La soluzione planimetrica parte da una scelta pratica e simbolica: grandi aperture verso il paesaggio e altezze importanti che amplificano la percezione dello spazio. Il soffitto a quattro metri e mezzo è un elemento chiave che dilata gli ambienti e crea una relazione visiva tra il living la zona pranzo e la cucina. Le porte scorrevoli che si aprono sul giardino instaurano un dialogo diretto con la fauna locale — cervi che attraversano il prato — e permettono di osservare la natura anche dall’interno pur mantenendo la privacy grazie a sistemi di schermature studiati ad hoc.
Materiali, volumi e riferimenti storici
Pur avendo ipotesi iniziali organiche, il progetto ha virato verso un volume cartesiano ed essenziale: superfici pulite, geometrie nette e un controllo rigoroso della verticalità. Rashid cita motivi compositivi che rimandano a movimenti modernisti come il neoplasticismo ma rielabora questi richiami con una palette personale e superfici contemporanee. I materiali utilizzati — vetro, resina, pelle e nylon riciclato — servono sia ad enfatizzare il carattere sperimentale degli spazi sia a ospitare i mobili-prototipo che il designer testa quotidianamente.
Scelte cromatiche, arredi e vita quotidiana nello spazio progettato
Il colore è la vera protagonista dell’abitazione: non si tratta di un vezzo estetico, ma di una strategia progettuale. Il fucsia domina il piano inferiore con un pavimento in resina epossidica autolivellante che funziona come un campo visivo su cui testare oggetti e prototipi. All’inizio la reazione alla tonalità può essere di sorpresa, ma l’idea è che, inserendo elementi e mobili, il colore si moduli e diventi lo sfondo ideale per sperimentare. In questo senso il colore agisce come una variabile controllata nel processo creativo.
All’interno il mobilio è una combinazione di pezzi progettati dall’autore e oggetti di altri designer: un divano bianco si accompagna a sedute in pelle fucsia e a tavoli in materiali riciclati. La cucina è pensata per enfatizzare l’altezza e la verticalità, con pensili posizionati a quote non convenzionali per accentuare la percezione dello spazio. Ogni camera si apre verso l’esterno, garantendo continuità tra interno ed esterno e mettendo al centro il rapporto tra abitare e paesaggio.
Pratiche progettuali e metodo
Rashid mantiene una pratica molto pragmatica: vive con gli oggetti che disegna per settimane e apporta modifiche immediate quando qualcosa non funziona. Questo continuo adattamento è parte integrante del metodo, che trasforma la casa in uno spazio di sviluppo progettuale. Il designer alterna periodi in spazi molto compatti — tra cui esperienze in piccoli appartamenti — e residenze ampie come questa, dimostrando una grande adattabilità che si riflette nelle soluzioni d’arredo e nella cura per la funzionalità.
La casa nel New Jersey rappresenta



