La ricerca di un alloggio per gli studenti fuori sede è una vera e propria sfida, soprattutto in città come Siena, dove i costi degli affitti e le condizioni degli immobili rendono difficile trovare una soluzione adeguata. La situazione è complicata ulteriormente da preferenze di genere e da una disponibilità che varia in base alla zona.
Per molti studenti, trovare una casa a Siena significa fare i conti non solo con il prezzo dell’affitto, ma anche con annunci riservati alle sole ragazze, appartamenti con problemi di manutenzione e spese aggiuntive. La disponibilità di alloggi varia anche in base alla zona, rendendo la ricerca ancora più complessa.
Le difficoltà di trovare casa a Siena
Francesco Gramegna, studente fuorisede, racconta la sua esperienza: “Ho trovato la casa in cui vivo qualche anno fa, inizialmente pensavo di cambiarla ma alla fine ho tenuto sempre lo stesso appartamento, perché non mi è mai convenuto. Già trovare la mia attuale camera è stato complicato – continua l’universitario –, molti appartamenti addirittura non affittavano a un maschio, ma solo a donne. La maggior parte degli appartamenti, poi, aveva prezzi comunque abbastanza alti, per delle case con stanze piccole, con molti problemi, senza aree comuni o comunque non ben tenute, e i prezzi stanno continuando a salire.”
La ricerca non è stata uguale per tutti. Per qualcuno l’accesso a una rete di conoscenze ha reso più semplice trovare una soluzione, anche se il rapporto tra posizione, condizioni dell’immobile e costo resta difficile da conciliare. Mattia Terrosi, studente lavoratore senese, dichiara: “La ricerca della casa è iniziata quando volevo rendermi un po’ più indipendente, essere al 100% responsabile di me stesso. Ho avuto la fortuna di conoscere delle persone nel settore immobiliare e in un mesetto avevo già trovato casa e traslocato. Sono stato abbastanza fortunato. Per essere in centro e avendo una casa molto grande, con due bagni, tre stanze, la cucina e tutto, una casa che si aggira sui 200 metri quadri, sono molto fortunato. Ho trovato la casa in ottime condizioni e infatti sono soddisfattissimo.”
Le differenze tra gli studenti
Per chi arriva da fuori regione, invece, gli annunci online rappresentano spesso l’unica strada percorribile per cercare casa. Enzo Lucio Nicolais, studente proveniente da un paesino in provincia di Avellino, dichiara: “Non è stato facile trovare una stanza in affitto a Siena, bisogna rivolgersi al mercato privato e gli annunci che si trovano sui gruppi Facebook. Io pago 300 euro più spese, 50 euro al mese, cifre che dipendono anche dagli impianti spesso vecchi. In generale come studenti risentiamo del continuo aumento dei prezzi. Già il fatto che le mense hanno tariffe più alte da ormai tre anni significa che conviene andare al supermercato, e quindi lo studente subisce comunque l’inflazione sui generi alimentari.”
Anche per chi sceglie di condividere l’abitazione, la soglia di spesa resta significativa. Arianna Chessa, studentessa fuorisede, racconta: “Sono due anni che convivo con il mio ragazzo in un bilocale di 50 metri quadri in centro. Sono stata mesi a cercare principalmente su gruppi Facebook un bilocale che non venisse oltre i 600 euro d’affitto, perché in media quelli che trovavo venivano sui 700 euro, se non di più. Principalmente quello che ci pesa di più nel vivere qui e in generale a Siena sono le spese all’affitto e le spese condominiali si aggiungono le tasse, che ho visto aumentare in due anni.”
Il problema dell’alloggio per studenti fuori sede
Il problema dell’alloggio per studenti fuori sede è ovviamente generalizzato, non riguarda solo Siena. Anche a Firenze e a Pisa, tanto per rimanere in Toscana, i costi degli appartamenti sono davvero molto alti per le famiglie. A questa spesa si aggiunge poi il costo della vita. Insomma, studiare fuori sede è quasi un lusso che non tutti si possono permettere.
Giacomo Ferretti, studente arrivato a Siena per l’università, spiega: “Nel giro di un paio di giorni ho trovato casa. Tuttavia, c’erano diversi annunci di appartamenti disponibili solo per ragazze, quindi esclusi già in partenza. Il mio appartamento è in ottime condizioni e l’affitto si aggira sui 380 euro mensili circa spese escluse (siamo in 3, ognuno con la sua camera e abbiamo 2 bagni). Le spese in generale non sono eccessive.”
La proprietà immobiliare in Italia
Quando si parla di accesso alla casa, il ragionamento sembra quasi automatico: più alto è il reddito, più facile è diventare proprietari. E, al contrario: chi guadagna meno compra meno casa. Eppure i dati più recenti raccontano una realtà molto meno scontata.
Secondo un’analisi, negli ultimi anni la quota di famiglie proprietarie dell’abitazione in cui vivono è cresciuta anche tra le fasce economicamente meno abbienti. Il dato che colpisce di più riguarda proprio il 20% delle famiglie con i redditi più bassi. In questa fascia, la quota di proprietari è passata da circa 54% a circa 61% in sei anni.
Reddito e patrimonio non sono la stessa cosa. Quando guardiamo soltanto al reddito annuale di una famiglia, vediamo una parte della sua situazione economica. Non vediamo necessariamente: risparmi accumulati; patrimonio già posseduto; aiuti economici della famiglia; immobili ricevuti nel tempo; successioni; donazioni; capitale derivante dalla vendita di un altro bene.
Una famiglia può quindi avere un reddito relativamente contenuto ma disporre di un patrimonio che rende possibile un acquisto immobiliare. Ed è proprio questa distinzione tra reddito e patrimonio che rende i dati molto più comprensibili.
Per le famiglie meno abbienti la casa pesa ancora di più
L’analisi evidenzia anche un altro aspetto importante. Per le famiglie economicamente meno forti, l’abitazione di proprietà rappresenta spesso la componente principale della ricchezza netta. In altre parole, chi dispone di minori risorse finanziarie tende ad avere una parte molto maggiore del proprio patrimonio concentrata proprio nella casa.
Questo aiuta a capire perché la proprietà immobiliare continui ad avere in Italia un ruolo così particolare. Per molte famiglie la casa non è soltanto il luogo in cui vivere. È anche: risparmio accumulato nel tempo; sicurezza patrimoniale; bene da trasmettere; capitale utilizzabile in futuro.
Il ritorno dei giovani alla proprietà
Il fenomeno non riguarda soltanto le fasce di reddito. Già un precedente studio aveva evidenziato una ripresa della proprietà tra i nuclei familiari più giovani. Tra i nuclei in cui il principale percettore di reddito ha meno di 35 anni, la quota che vive in una casa di proprietà è passata dal 60,2% nel 2019 al 64,7% nel 2023.
Nello stesso periodo la quota di chi viveva in affitto è scesa dal 39,8% al 35,3%. Anche questo dato va letto con attenzione. Non significa che oggi per un giovane comprare casa sia semplice. Significa però che, nonostante prezzi, mutui e difficoltà di accesso al credito, la proprietà continua a rappresentare un obiettivo importante.
Il patrimonio familiare può cambiare completamente la capacità di acquisto. Pensiamo a una situazione molto comune. Una persona ha uno stipendio normale. Da sola non riuscirebbe ad accumulare rapidamente l’anticipo necessario per acquistare una casa. Poi interviene un patrimonio familiare. Può essere: una somma donata dai genitori; una quota ricevuta in successione; una parte del ricavato della vendita di un immobile ereditato; una casa ricevuta che viene venduta per acquistarne un’altra.
A quel punto il reddito della persona non è cambiato. Ma la sua capacità di acquistare casa sì. Può ridurre l’importo del mutuo. Può permettersi un anticipo maggiore. Può passare dall’affitto all’acquisto. Oppure può acquistare una casa più grande o più adatta alle proprie esigenze.
Ed è proprio per questo che guardare soltanto al reddito rischia di darci una fotografia incompleta del mercato. Il passaggio generazionale conta sempre di più. Successioni e donazioni non significano necessariamente che chi riceve un immobile andrà ad abitare proprio in quella casa. Spesso il patrimonio ricevuto diventa invece la leva economica per una nuova operazione immobiliare.
Una quota ereditaria può diventare un anticipo. Un immobile ricevuto insieme ad altri eredi può essere venduto. Una donazione può ridurre drasticamente il mutuo necessario. È quindi possibile che una parte della crescita della proprietà tra le fasce di reddito più basse sia collegata anche alla trasmissione di patrimonio tra generazioni.
Una casa di proprietà riduce davvero le disuguaglianze? Secondo lo studio, sì: l’allargamento della proprietà immobiliare tra le fasce meno abbienti ha contribuito a rafforzarne il patrimonio e a ridurre la distanza rispetto alle fasce più ricche.
Tendiamo a pensare alla casa di proprietà come a qualcosa che appartiene prevalentemente ai redditi elevati. Ma in Italia il patrimonio immobiliare è molto più diffuso. E soprattutto, nelle famiglie meno abbienti, la casa può rappresentare quasi tutto il patrimonio disponibile.



