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24 Giugno 2026

Nuovo recesso digitale per acquisti online: obbligo, requisiti e rischi per i venditori

Dal 19 giugno 2026 entra in vigore l'obbligo di un pulsante di recesso online per le vendite B2C: ecco come deve funzionare la procedura, quali informazioni richiedere, chi è escluso e quali sono le conseguenze in caso di inadempienza

Nuovo recesso digitale per acquisti online: obbligo, requisiti e rischi per i venditori

Dal 19 giugno 2026 entra in vigore una modifica rilevante del Codice del consumo che impone ai venditori online di mettere a disposizione dei consumatori una funzione digitale per esercitare il diritto di recesso. La novità, introdotta dall’articolo 54-bis a seguito del recepimento della direttiva europea, riguarda in particolare i contratti di vendita B2C conclusi tramite interfaccia telematica e richiede un percorso tracciato e certificato dalla richiesta alla conferma.

Il nuovo obbligo non modifica il termine temporale del diritto di ripensamento, che rimane di norma di 14 giorni, ma cambia radicalmente le modalità con cui il consumatore deve comunicare la decisione di recedere, imponendo criteri di visibilità, accessibilità e prova formale della comunicazione.

Obbligo del pulsante di recesso dal 19 giugno 2026

La norma stabilisce che, a partire da quella data, tutti i professionisti che vendono beni o servizi a consumatori finali tramite interfaccia online — marketplace, siti monomarca, app, social commerce, servizi di prenotazione e abbonamenti digitali — devono integrare un collegamento diretto per il recesso. Questa funzione deve essere chiaramente segnalata con una dicitura inequivocabile, visibile sul sito e accessibile per l’intera finestra temporale del diritto di ripensamento. Restano esclusi i contratti conclusi offline, come la vendita telefonica o porta a porta, e le transazioni puramente B2B tra imprese.

Decorrenza del termine e esclusioni

Il termine per esercitare il recesso decorre dalla consegna del bene o dalla conclusione del contratto di servizio e, nel caso di consegne effettuate in più lotti, dalla consegna dell’ultima partita. Alcune categorie di prodotti, ad esempio i beni sigillati che non possono essere restituiti per motivi igienici una volta aperti, restano escluse dall’obbligo; per questi articoli la funzione digitale può non essere proposta senza violare la disciplina.

Requisiti tecnici e procedurali per gli e-commerce B2C

La procedura prevista è articolata e richiede implementazioni tecniche specifiche. Il percorso minimo prevede un form con i dati identificativi del consumatore, gli estremi del contratto (ad esempio il numero d’ordine) e l’indicazione del canale elettronico dove ricevere la comunicazione di esito. Dopo la compilazione, l’utente deve attivare una funzione di conferma — ad esempio conferma recesso — che trasferisce la dichiarazione al venditore; quest’ultimo è tenuto a inviare senza ritardo un avviso di ricevimento su supporto durevole con il contenuto della richiesta e la data e l’ora di invio.

Si applica il principio del once only se il cliente ha già fornito i dati durante la fase di autenticazione, il sito non può richiederli nuovamente. Inoltre i gestori devono prevedere la conservazione dei log e delle ricevute digitali a fini probatori e aggiornare le condizioni generali di vendita e l’informativa precontrattuale indicando la collocazione e il funzionamento del pulsante.

Impatto sui processi operativi

L’introduzione della ricevuta digitale con riferimento temporale elimina molte ambiguità nelle controversie tra cliente e venditore, accelerando i tempi di gestione dei rimborsi e semplificando il lavoro dei servizi clienti. Tuttavia, richiede investimenti nelle interfacce, nelle automazioni di notifica e nella conservazione sicura dei dati per garantire la prova dell’invio e della ricezione.

Sanzioni e conseguenze per l’inadempienza

L’assenza del pulsante o l’omissione dell’aggiornamento informativo può configurare una pratica commerciale scorretta sanzionabile dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato con multe fino a 10 milioni di euro e, per le violazioni transfrontaliere, sanzioni fino al 4% del fatturato. Un rischio pratico spesso sottovalutato è che, in mancanza di un’informativa adeguata, il termine per esercitare il diritto di recesso si estende automaticamente a 12 mesi e 14 giorni, con impatti economici e logistici significativi per il venditore.

Per ridurre i rischi legali e operativi, le piattaforme devono escludere esplicitamente dal flusso di recesso i prodotti non soggetti a ripensamento, garantire l’accessibilità continua della funzione per il resto del catalogo e predisporre processi di notifica e conservazione conformi ai requisiti di prova.

Autore

Valentina Mariani

Valentina Mariani, veronese, concepì una mini-collezione di arredi dopo un allestimento al Teatro Romano: oggi produce contenuti di stile per spazi domestici. In redazione favorisce estetiche minimaliste e porta sempre una campionatura di tessuti che testimonia scelte cromatiche personali e professionali.