Dal 19 giugno 2026, fare acquisti online in Italia diventerà ancora più semplice e trasparente. Grazie a una nuova normativa, infatti, i consumatori potranno esercitare il diritto di recesso con la stessa facilità con cui hanno effettuato l’acquisto. Una rivoluzione che punta a rendere più equo e accessibile il processo di ripensamento dopo un acquisto online.
La nuova legge, che recepisce la Direttiva (UE) 2026/2673 introduce l’obbligo per i venditori di offrire una funzione di recesso digitale chiaramente visibile e facilmente accessibile. Ma cosa cambia davvero per i consumatori e quali sono le nuove regole da conoscere?
Una funzione di recesso dedicata e trasparente
La novità principale riguarda l’introduzione di una vera e propria funzione di recesso all’interno delle piattaforme di vendita online. Questa funzione deve essere chiaramente indicata con la dicitura “recedere dal contratto qui” o con una formulazione equivalente. Il percorso digitale strutturato accompagna il consumatore dalla richiesta alla conferma, garantendo trasparenza e tracciabilità.
Il meccanismo si articola in due passaggi: nel primo, l’utente compila una dichiarazione online con i propri dati e gli estremi del contratto. Nel secondo, il venditore propone un passaggio di conferma, contrassegnato dalla dicitura “conferma recesso” e invia una ricevuta digitale che fissa il momento esatto della comunicazione. Questo dettaglio è fondamentale per fare partire l’orologio dei rimborsi e garantire al consumatore una prova tangibile dell’avvenuto recesso.
Le eccezioni al diritto di recesso
Non tutti gli acquisti online danno diritto al recesso. L’articolo 59 del Codice del consumo elenca una serie di eccezioni, tra cui i contenuti digitali già iniziati. Ad esempio, un videogioco scaricato su Steam può far decadere il diritto di recesso se il consumatore ha dato un consenso espresso preventivo e ha riconosciuto di perdere così il ripensamento. Lo stesso vale per film scaricati e guardati subito, ebook aperti dopo l’acquisto e suonerie.
Restano esclusi anche i prodotti su misura o personalizzati e gli articoli sigillati che non si possono restituire per ragioni igieniche dopo l’apertura. Tuttavia, un paio di scarpe di taglia standard rimane restituibile, purché il consumatore risponda dell’eventuale perdita di valore se le ha usate oltre il necessario per provarle.
Per i normali contratti di vendita, il calendario è chiaro. Dalla comunicazione del recesso, il consumatore ha 14 giorni per restituire la merce, mentre il venditore ne ha altrettanti per rimborsare quanto versato, comprese le spese di consegna standard. Il venditore può trattenere la somma finché non riceve i beni o la prova della spedizione.
Per i servizi finanziari i tempi sono leggermente diversi: 14 giorni di calendario per recedere, che salgono a 30 giorni per le forme pensionistiche complementari individuali, incluse le assicurazioni sulla vita. Queste nuove regole mirano a garantire maggiore tutela ai consumatori e a semplificare il processo di recesso, rendendolo più equo e trasparente.


