Dal 24 settembre 2026 al 31 gennaio 2027 il Palazzo Reale di Milano ospita Dalí e la Moda una esposizione che unisce cinema, design e alta moda. Realizzata in concomitanza con la Milano FashionWeek 2026, la mostra invita il pubblico a esplorare come il surrealismo di Salvador Dalí abbia influenzato il linguaggio sartoriale e visivo di numerose maison internazionali.
Spellbound: la prima fusione tra surrealismo e cinema
Nel 1945 il regista britannico Alfred Hitchcock chiese a Dalí di ideare la sequenza onirica per Spellbound film in cui Gregory Peck interpreta un potenziale assassino sotto la supervisione di una psicoanalista interpretata da Ingrid Bergman. L’artista catalano realizzò un sogno cinematografico di circa venti minuti, successivamente tagliato a poco più di tre minuti, popolato da vortici infinito, carte-da-gioco giganti, forbici minacciose e occhi dilatati. Hitchcock descrisse l’effetto come “il sogno con grande nitidezza e chiarezza visiva, più nitida del film stesso”.
Le partnership di Dalí con le maison di alta moda
La collaborazione di Dalí con lo stile non si limitò al cinema: egli lavorò con Chanel, Dior, Paco Rabanne e, soprattutto, con Elsa Schiaparelli. Dalí considerava il vestito un dispositivo narrativo una tela mobile capace di trasportare simboli onirici. Questa visione si concretizzò in numerosi capi che ancora oggi rappresentano pietre miliari del surrealismo applicato alla moda.
Il Lobster Dress di Schiaparelli (1937)
Tra le creazioni più celebri, il Lobster Dress – una delicata organza bianca sovrastata da una gigantesca aragosta rossa disegnata da Dalí – sfidò le convenzioni dell’eleganza femminile. Indossato da Wallis Simpson per una sessione fotografica di Cecil Beaton per Vogue, l’abito divenne icona di moda surrealista dimostrando che l’indumento poteva raccontare una storia più che decorare un corpo.
Altri capolavori con Schiaparelli
Il Drawer Suit (1936) trasformò le tasche in cassetti ispirati all’Anthropomorphic Cabinet di Dalí. Il Skeleton Dress aggiunse sulla schiena una struttura a colonna vertebrale artificiale, mentre il Tear Dress tradusse in tessuto la frattura visiva dipinta in Tre giovani donne surrealiste. Il Cappello-Scarpa (1937-38), con una scarpa posata sul capo, divorziò l’oggetto dalla sua funzione per creare pura ironia surrealista.
Dalì, Chanel, Dior, Rabanne e la gioielleria
Nel 1938 Dalí trascorse del tempo nella villa La Pausa di Coco Chanel sulla Costa Azzurra, dove ridisegnò la bottiglia di Chanel N°5 trasformandola in “The Essence of Dalí”, adornata dai suoi inconfondibili baffi. Con Christian Dior e Paco Rabanne l’artista partecipò a campagne pubblicitarie, scenografie per vetrine e copertine di Vogue. Nel 1941, insieme al gioielliere italiano Fulco di Verdura creò una collezione di circa quaranta pezzi in oro, perle e pietre, dove l’occhio daliniano divenne simbolo di percezione e sogno.
Dalí e la Moda: la mostra al Palazzo Reale
Curata da Judith Clark professoressa alla University of the Arts di Londra, e da Laura Bartolomé della Fundació Gala-Salvador Dalí, con il contributo di Lucia Moni e Bea Crespo l’esposizione riunisce più di duecento opere: dipinti, disegni, fotografie, abiti, gioielli e filmati. Grazie alla collaborazione con la Fundació Gala-Salvador Dalí di Figueres, il Dalí Museum di St. Petersburg e il Museo Reina Sofía di Madrid, la mostra integra anche archivi delle maison Schiaparelli, Chanel, Dior e Rabanne, ricostruendo un dialogo di quasi quaranta anni di sperimentazione.
Il percorso evidenzia come Dalí abbia anticipato le dinamiche contemporanee della moda: la costruzione dell’identità attraverso l’immagine, la spettacolarizzazione del corpo e l’intreccio tra arte e comunicazione. Il vestito, per l’artista, non fu mai solo copricapo, ma una superficie dove proiettare ossessioni, simboli e visioni oniriche trasformando il quotidiano in un palcoscenico surrealista.



