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16 Giugno 2026

Dietro le quinte dello Zurich Art Weekend 2026: cena, coreografia e incontri al Kunsthaus Zürich

Alla cena dello Zurich Art Weekend 2026 il Kunsthaus Zürich si è trasformato in un palcoscenico sociale dove la coreografia di Josh Johnson ha mischiato ospiti, musica dal vivo e un'asta che ha raggiunto i sei zeri

Dietro le quinte dello Zurich Art Weekend 2026: cena, coreografia e incontri al Kunsthaus Zürich

Alle sette e mezza di sera, davanti al Kunsthaus Zürichl’atmosfera traduceva in volto e gesti l’esito di una giornata d’arte: stanchezza ed eccitazione si fondevano, segnando l’inizio di una serata che avrebbe oscillato tra convivialità e mise en scène. Lo scenario non era solo il museo, ma il Moserbauil nucleo storico inaugurato nel 1910che ha fatto da cornice agli incontri e alle azioni progettate per lo Zurich Art Weekend 2026.

Quella del Kunsthaus non è stata una classica cena di gala: la regia era affidata a Josh Johnsonartista nato in California con una formazione che passa per Alvin Ailey e la Forsythe Company, noto per lavorare sulla sovrapposizione fra coreografia e organizzazione delle relazioni umane. Il risultato è stata una serata pensata come un dispositivo che potesse generare accadimenti imprevedibili ogni volta che gli ospiti abbassavano la guardia.

Il percorso scenico dal Moserbau all’ampliamento di David Chipperfield

La prima parte dell’evento si è svolta tra aperitivo e presentazioni informali, sostenute da partner come Julius Bär e dall’ospitalità offerta dai prodotti Ruinart. Gli ospiti si sono mescolati spontaneamente: direttori di musei, curatori e collezionisti insieme ad artisti, creando un clima di prossimità che ha preparato la transizione verso il nucleo successivo della serata. In modo quasi guidato, il gruppo ha imboccato il corridoio che congiunge il Moserbau all’ampliamento progettato da David Chipperfieldmentre un’installazione luminosa di Olafur Eliasson modulava la luce e il colore lungo il tragitto.

Accoglienza sotto gli arazzi

All’ingresso della hall l’impatto è diventato più monumentale: gli arazzi di Jeffrey Gibsonesposti in uno spazio unico, hanno accolto gli ospiti che hanno trovato posto all’interno di un’installazione collettiva. La musica dal vivo ha occupato la sala con il sassofono di Tapiwa Svosve (nato nel 1995), la cui presenza sonora ha preparato il terreno per l’alternarsi delle performance. Più tardi, il pianoforte di David Virelles (nato a Santiago de Cuba nel 1983) ha dialogato con la sala, entrando ed uscendo dalle conversazioni come una voce aggiunta al coro degli invitati.

Coreografia, asta performativa e il culmine della serata

La direttiva scenica di Josh Johnson non si è limitata a un intervento performativo singolo: l’artista ha predisposto condizioni affinché la cena potesse trasformarsi in evento partecipato. A un certo punto, una luce concentrata ha creato un centro d’attenzione nella hall e Johnson è salito su un plinto, andando a occupare fisicamente il fulcro dello spazio. La sua danza, precisa e di stampo quasi scultoreo, è stata accompagnata da una voce teatrale che ha spiazzato gli ospiti e ha generato un salto di tono nella serata.

Quella che sembrava una messa in scena ha preso la forma di un’asta, con un banditore che ha scandito offerte sempre più alte fino a toccare i sei zeri. Anche chi sapeva di assistere a una performance ha percepito l’adrenalina del rilancio e la possibilità concreta di doversi confrontare con il valore reale delle offerte. Quando il lotto è stato aggiudicato, gli ospiti sono tornati al Moserbau passando per la piazza esterna, mentre le luci del museo venivano sostituite da una palette più notturna e il battito musicale ha preso il sopravvento.

Il party e la dimensione relazionale dell’arte

Il dopocena si è trasformato in festa: il progetto di Johnson ha voluto immaginare un party che durasse fino a notte fonda, dove conversazioni interrotte riprendevano e nuove relazioni nascevano al bancone. In quella scansione di incontri si è avvertita la funzione sociale dell’arte come luogo che favorisce la prossimità, lo scambio e il dialogo senza competizione. Numerose personalità del panorama culturale erano presenti, tra cui Charlotte von StotzingenAnn DemeesterHendrik FolkertsEva FabbrisStefanie HesslerIngrid Schaffnercosì come artisti come Sylvie Fleury e Rosa Barba.

Prima del culmine performativo, Ann Demeesterdirettrice ospite, ha preso la parola per ringraziare i presenti e ricordare il ruolo delle istituzioni culturali come spazi di confronto. Ha sottolineato l’importanza della condivisione nello stesso luogo e del dialogo tra pubblico e privato come elementi essenziali per mantenere vive le comunità artistiche.

La serata al Kunsthaus in occasione dello Zurich Art Weekend 2026 ha quindi funzionato su più livelli: relazione sociale, performance coreografica e momenti di mercato intenzionalmente ibridati. La combinazione di questi elementi ha messo in luce come, in poche ore, l’arte possa creare condizioni favorevoli a forme di vicinanza che altrove sarebbero difficili da ottenere.

Autore

Valentina Mariani

Valentina Mariani, veronese, concepì una mini-collezione di arredi dopo un allestimento al Teatro Romano: oggi produce contenuti di stile per spazi domestici. In redazione favorisce estetiche minimaliste e porta sempre una campionatura di tessuti che testimonia scelte cromatiche personali e professionali.