Negli ultimi anni design e architettura hanno riscoperto il valore di elementi tradizionali – luce naturale, pietra grezza e oggetti vintage – reinterpretandoli con una lente di sostenibilità e di esperienza sensoriale. Questa tendenza si manifesta in progetti che non solo puntano all’estetica, ma cercano di creare ambienti in cui i materiali evolvano con l’uso e la luce modifichi continuamente la percezione degli spazi. Tre esempi recenti, situati in continenti diversi, mostrano come la luce possa diventare protagonista, come la pietra possa essere rivitalizzata e come la cultura della collezione possa informare il modo di abitare.
Borrowed Light: la casa che si nutre di luce a Melbourne
Nel sobborgo di Preston, a Melbourne, il progetto Borrowed Light ha trasformato una tipica abitazione suburbana in un laboratorio di gestione della luce. Ideata da Shelby Ann Studio per la famiglia Kalu Edmunds, la ristrutturazione ha introdotto due lucernari circolari che fungono da piccoli pozzi di luce nella cucina e nel bagno, creando fasci luminosi che cambiano durante il giorno. I pannelli in vetrocemento e la porta d’ingresso originale in vetro leadlight filtrano raggi dorati lungo il corridoio, rendendo la luce un elemento architettonico tanto dinamico quanto strutturale.
All’interno, i materiali raccontano una storia di patina e trasformazione il legno scuro a effetto burl, l’ottone del paraschizzi che ha subito un colore organico dopo essere stato accidentalmente coperto da un tubo di scarico, e la quarzite che conferiscono una sensazione quasi geologica. Gli arredi, una selezione di pezzi vintage e su misura – tra cui un divano curvo rivestito in tessuto Mokum Fabrics e un tavolo da pranzo in sughero progettato dallo stesso Edmunds – creano una stratificazione che evita l’effetto scenografia. L’intera abitazione si evolve con il tempo, dimostrando che il vero lusso risiede nella capacità di vivere circondati da oggetti amati e da una luce che ridisegna gli spazi ogni giorno.
Folds di Pietro Fortuna: l’arte della cosa in sé sulla collina di Quaroni
In Sicilia, sulla piccola collina di Quaroni, l’artista Pietro Fortuna ha fatto germogliare cinque strutture in acciaio intitolate Folds. Queste opere, più simili a creature che a sculture tradizionali, emergono tra la Chiesa Madre di Quaroni e il Teatro di Consagra, legando il paesaggio storico a una riflessione sul modo in cui osserviamo. Le forme, rigorosamente piegate e fissate da bulloni, non rappresentano nulla di specifico; invece invitano lo spettatore a considerare la materia per quella che è, priva di funzioni simboliche.
Fortuna, che unisce filosofia e pratica artistica sostiene che l’arte debba essere una “cosa in sé”, libera dalla “brama di afferrare e catalogare”. I Folds si presentano come contenitori di luce e spazio, volti a correggere il nostro sguardo, a rivelare la nostra imperfezione percettiva. La loro presenza, permanente nella capitale dell’arte contemporanea di Gibellina, propone una lettura dell’arte come esperienza puramente sensoriale dove la materia è al centro, non più un supporto per un messaggio.
Marmomac 2026: la pietra riprende vita grazie a design e tecnologia
Alla 60ª edizione di Marmomac a Verona, la pietra è tornata al centro del dibattito sul design sostenibile. Curatori come Joseph Grima e Davide Fabio Colaci hanno presentato esposizioni che dimostrano come la pietra possa essere più di un semplice rivestimento. Grima, attraverso la mostra On Stone ha mostrato come l’architettura vernacolare della Lessinia sfrutti il materiale per ogni elemento costruttivo – dalle tegole alle grondaie – dimostrando la sua durabilità e il suo potenziale di riuso creativo. I casi studio presentati coniugano tecniche artigianali e nuove tecnologie, suggerendo che la pietra possa diventare uno dei materiali più durevoli per il futuro.
Parallelamente, Colaci ha curato la sezione Marble Interiors in cui dieci progetti di interni utilizzano marmo e altre pietre naturali in modo intelligente, riducendo gli sprechi grazie a intarsi realizzati con scarti produttivi di aziende italiane e indiane. Un esempio significativo è la scala di Gio Ponti per Villa Planchart a Caracas, dove ogni gradino è composto da frammenti di marmo differente, trasformando lo “scarto” in elemento estetico. Queste proposte mostrano che la sostenibilità è già radicata nella storia del marmo e che il futuro del design può fondere tradizione e innovazione senza sacrificare l’ambiente.
Questi progetti dimostrano che il futuro del vivere e del creare si fonda sulla capacità di lasciar parlare i materiali, di accogliere il mutamento del tempo e di integrare la sostenibilità senza rinunciare all’estetica.



