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6 Giugno 2026

Bonus mobili 2026: guida pratica alla detrazione del 50% con tetto a 5.000 euro

Il bonus mobili 2026 permette di detrarre il 50% fino a 5.000 euro per unità immobiliare: ecco cosa serve, come si recuperano i 2.500 euro e quali pagamenti e documenti sono obbligatori.

Bonus mobili 2026: guida pratica alla detrazione del 50% con tetto a 5.000 euro

Il bonus mobili 2026 resta una delle agevolazioni più richieste dai contribuenti che effettuano lavori edilizi in casa. La misura consente di beneficiare di una detrazione Irpef del 50% sulle spese sostenute per l’acquisto di arredi e grandi elettrodomestici, fino a un tetto massimo di 5.000 euro per ciascuna unità abitativa. In pratica, chi raggiunge il limite ottiene un risparmio fiscale complessivo di 2.500 euroerogato in 10 rate annuali costanti da 250 euro ciascuna. La legge di Bilancio 2026 ha confermato la proroga dell’agevolazione mantenendo il medesimo plafond valido anche per il 2026 e il 2026.

Limite di spesa e modalità di recupero della detrazione

Il riferimento massimo di 5.000 euro riguarda ogni singola unità immobiliare interessata dalla ristrutturazione: questo significa che chi ristruttura più abitazioni può accedere al beneficio per ciascuna di esse, fino al rispettivo tetto. La detrazione non è immediata sotto forma di rimborso, ma si applica sulla dichiarazione dei redditi ripartita in 10 quote annuali. Per le spese sostenute nel 2026, ad esempio, la prima quota è recuperabile nel modello 730 del 2026. In passato il massimo era più alto: nel 2026 il limite era di 10.000 euro e nel 2026 era stato fissato a 8.000 europrima della riduzione al livello attuale.

Il vincolo essenziale: collegamento con i lavori di ristrutturazione

Un elemento centrale per l’accesso al bonus è il nesso temporale tra l’avvio dei lavori e l’acquisto degli arredi. Il bonus è riservato a chi avvia interventi di ristrutturazione edilizia e, in linea con le disposizioni vigenti, la data di inizio del cantiere deve essere anteriore a quella in cui si sostengono le spese per i mobili e gli elettrodomestici. Per gli acquisti effettuati nel 2026, ad esempio, è necessario che i lavori siano iniziati almeno nel 2026quindi dopo il 1° gennaio dell’anno precedente. L’attestazione dell’avvio lavori può essere provata con i titoli amministrativi richiesti dalle norme o, dove previsto, con le comunicazioni obbligatorie all’ASL o con una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà nei casi di edilizia libera.

Casi particolari: più immobili e cantieri pluriennali

Se le opere coinvolgono più immobili distinti, il limite di 5.000 euro si applica separatamente per ciascuna unità. Nel caso di cantieri che si protraggono su più anni, occorre tenere conto delle somme già portate in detrazione negli anni precedenti: il calcolo del plafond deve quindi considerare le spese già dichiarate per non superare il tetto complessivo spettante per quell’immobile.

Beni ammessi, classi energetiche e comunicazione all’ENEA

La lista degli arredi agevolabili comprende elementi strutturali dell’arredamento come letti, armadi, tavoli, sedie, divani, poltrone, librerie, materassi e apparecchi di illuminazione che completano l’ambiente ristrutturato. Restano esclusi invece pavimenti, porte, tende e tendaggi. Per i grandi elettrodomestici sono previsti requisiti energetici specifici: ad esempio i forni devono rispettare determinate classi, così come lavatrici, lavastoviglie, frigoriferi e congelatori. Per alcune tipologie di acquisto è prevista la comunicazione all’ENEA tramite il portale dedicato; l’invio è parte della documentazione che accompagna l’agevolazione.

Per non mettere a rischio la detrazione è fondamentale rispettare le modalità di pagamento previste dalla normativa: sono ammessi mezzi tracciabili come bonifico, carta di credito o carta di debito e anche pagamenti effettuati dalla società finanziaria in caso di acquisti rateali, purché risulti la tracciabilità. Non sono invece validi pagamenti in contanti o tramite strumenti non tracciabili. I documenti da conservare comprendono le fatture con indicazione di natura, qualità e quantità dei beni, le ricevute di pagamento e la documentazione amministrativa che attesta l’inizio dei lavori. Tutta la documentazione deve essere mantenuta disponibile per eventuali verifiche fiscali.

Autore

Emanuele Tassinari

Emanuele Tassinari, restauratore torinese, trasformò il recupero di un portone settecentesco in un caso-studio pubblicato: in redazione guida le rubriche sul restauro e le tecniche tradizionali. Tiene un diario tecnico con annotazioni sulle finiture storiche che usa come riferimento in ogni servizio.