Sedia Orangutan Chair di Orangu Studio: design modulare e accessibile

Un designer argentino reinterpreta postura e comfort con la Orangutan Chair, una seduta modulare pensata per essere efficiente, accessibile e facile da produrre

La ricerca progettuale può nascere dall’osservazione della natura: è questa l’idea centrale dietro alla Orangutan Chair, ideata da Di Peli Davicino presso Orangu Studio a Córdoba, Argentina. Formatosi in Industrial Design all’Universidad Nacional, il designer ha messo al centro del progetto non tanto un’identità culturale ma la capacità di creare un’esperienza d’uso che parli direttamente al corpo e all’emozione. Qui la sedia diventa uno strumento per esplorare empatia e adattabilità, traducendo esigenze complesse in una forma semplice e riconoscibile.

Il punto di partenza non è estetico ma funzionale: cosa significa sedersi oggi? Davicino ripensa la relazione tra corpo e struttura, cercando una posizione che coniughi supporto e rilassamento. La Orangutan Chair nasce come risposta a questa domanda, proponendo una seduta leggermente inclinata che permette di appoggiare la testa, leggere o riposare senza rinunciare alla compattezza. L’approccio è quindi quello di un design che privilegia l’esperienza sensoriale e l’accessibilità, con una chiara attenzione alla produzione e alla distribuzione.

I richiami naturali che guidano il progetto

La sedia trae ispirazione dall’animale che vive sospeso tra gli alberi: l’orango. Osservando il modo in cui costruisce i suoi nidi e si dispone per riposare, il progetto acquisisce elementi di comportamento e postura che diventano linee guida formali. Nel processo creativo questa osservazione si traduce in soluzioni pratiche: curve pensate per sostenere la testa, superfici che avvolgono senza costringere e un equilibrio tra stabilità e leggerezza. L’idea è di offrire una sensazione simile a quella dell’amaca ma in un oggetto compatto e robusto, capace di inserirsi in contesti domestici e collettivi con la stessa naturalezza.

Dall’istinto alla forma

Convertire un comportamento animale in un oggetto richiede astrazione e selezione: non tutto ciò che è presente in natura è riproducibile o necessario. Davicino sceglie di mantenere l’istinto di adattabilità come principio guida e lo traduce in un progetto modulare che privilegia comfort e versatilità. La seduta favorisce una posizione leggermente reclinata e un sostegno per la testa, elementi che ridisegnano la percezione del riposo quotidiano e invitano a un utilizzo più intuitivo, a prescindere dall’altezza o dalla corporatura dell’utente.

Produzione, logistica e impatto

Uno degli aspetti più rilevanti del progetto è la sua attenzione alla produzione: la Orangutan Chair è composta da sei elementi identici, una scelta che semplifica assemblaggio, produzione e approvvigionamento. Questo approccio riduce la complessità industriale e permette una scalabilità efficiente. In termini logistici l’ottimizzazione è notevole: il volume dell’imballaggio raggiunge valori estremamente contenuti, pari a circa il 2% del volume del prodotto una volta assemblato, rendendo più sostenibile il trasporto e riducendo i costi ambientali e operativi.

Accessibilità e sostenibilità come priorità

La modularità e la standardizzazione dei componenti si traducono anche in benefici per l’accessibilità del prodotto: minori costi di produzione permettono di proporre una seduta accessibile a più utenti, mentre la riduzione del packaging contribuisce a una minore impronta ecologica. Il progetto ha ottenuto riconoscimenti per questa capacità di coniugare innovazione e concretezza, tra cui il prestigioso Sello del Buen Diseño, che premia le soluzioni che apportano valore sociale e produttivo.

Visione internazionale e prospettive future

L’esposizione al pubblico internazionale ha giocato un ruolo chiave nella crescita dello studio: la partecipazione al SaloneSatellite ha permesso di presentare l’oggetto a interlocutori globali, aprendo canali di collaborazione con aziende e realtà produttive diverse. Questo passaggio è stato pensato come strategico per testare il progetto, raccogliere feedback e valutare possibili adattamenti industriali. Per il futuro Davicino immagina di tornare in Argentina con nuovi sviluppi, partecipando a eventi come Casa FOA per consolidare il dialogo con il mercato locale e internazionale.

In definitiva la storia della Orangutan Chair racconta la sintesi tra osservazione naturale, rigore progettuale e scelte produttive intelligenti: un esempio di come il design possa tradurre esigenze complesse in oggetti concreti, efficienti e riconoscibili, capaci di generare nuove esperienze d’uso senza perdere di vista sostenibilità e accessibilità.

Scritto da Emanuele Negri

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