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Il mondo dell’arredo italiano si conferma uno dei pilastri del Made in Italy, grazie a una miscela riconosciuta di design, materiali pregiati e cura artigianale. L’intera filiera dell’arredo pesa per circa €161 miliardi di fatturato e un valore aggiunto di €39,5 miliardi, alimentata da circa 154mila imprese (di cui 27mila PMI) e da 656mila addetti. Questi numeri condizionano scelte industriali, strategie di internazionalizzazione e investimenti in tecnologia, ponendo il settore al centro delle politiche industriali italiane ed europee.
All’interno della filiera, il settore del Mobile è il fulcro operativo: dal legno alle lavorazioni fino alla produzione dei mobili finiti. Nel 2026 il comparto ha realizzato un fatturato di €44,2 miliardi, con circa 35mila imprese attive e un valore aggiunto di €13 miliardi. Il peso internazionale si traduce in import-export e in relazioni commerciali complesse che richiedono capacità di adattamento, qualità riconoscibile e strategie di diversificazione dei mercati per mitigare le oscillazioni della domanda globale.
Il cuore del settore: numeri ed export
Il mobile italiano ha registrato nel 2026 esportazioni per €13,8 miliardi, di cui €11,2 miliardi riferibili ai mobili in senso stretto, con una variazione tendenziale contenuta (-1,2%). All’interno dell’export si osservano trend differenziati: crescite per parti e accessori (+4,2%) e per legno e prodotti in legno (+3,5%), performance positive per mobili per l’arredo domestico (+0,7%) e per poltrone e divani (+1,4%), mentre segmenti come gli arredi esterni (-7,6%), le sedie (-2,1%) e le cucine (-5%) hanno mostrato cali significativi. Queste dinamiche riflettono la varietà dell’offerta e la sensibilità dei diversi comparti alle condizioni dei mercati esteri.
Impatto geografico sulle vendite
La stabilità complessiva dell’export è stata influenzata da flessioni in paesi strategici: la Francia (-1,8%) e gli Stati Uniti (-5,3%), che insieme assorbono quasi il 30% delle vendite estere, hanno registrato contrazioni legate a specifici prodotti come poltrone, divani e arredi esterni e a fattori commerciali come l’aumento dei dazi. In controtendenza sono Germania (+2%) e Regno Unito (+3,6%), trainati da parti e accessori; buone performance anche verso Spagna (+1,5%) ed Emirati Arabi Uniti (+3,2%). Al contrario, Svizzera (-4,3%) e Cina (-6,4%) hanno risentito di rallentamenti settoriali e di investimenti più deboli nel settore immobiliare.
Nuove rotte e mercati ad alto potenziale
La ricetta per crescere passa sempre più dalla diversificazione dei mercati. Paesi come India, Marocco e Brasile offrono spazi di espansione rilevanti: in India la domanda è sostenuta da maggiori redditi disponibili, urbanizzazione e preferenze per soluzioni abitative moderne; in Marocco l’incremento del turismo di fascia alta e gli investimenti infrastrutturali stimolano la richiesta di arredi di pregio; in Brasile il mercato è in espansione, con previsioni di crescita che vedono il settore passare da $16,15 miliardi nel 2026 a $19,74 miliardi nel 2031. Anche mercati minori hanno registrato exploit notevoli, come la Turchia (+36,9%) e il Marocco (+53,5%), segno che la qualità italiana trova apprezzamento anche in destinazioni meno tradizionali.
Eccellenze territoriali e distretti
Il radicamento territoriale è un asset competitivo: Lombardia, Veneto e Friuli–Venezia Giulia trainano l’export, coprendo quasi il 70% del totale, con la Lombardia che da sola incide per circa il 30% ma ha evidenziato una lieve flessione (-1,8%). Il Veneto ha segnato un -2,7%, mentre Friuli-Venezia Giulia (+5,2%) ed Emilia-Romagna (+1,8%) mostrano dinamiche positive. Sicuramente degna di nota è la performance della Puglia (+12,2%), prima realtà del Mezzogiorno specializzata in divani e poltrone nelle aree di Matera, Bari e Barletta-Andria-Trani, insieme a distretti storici come Monza-Brianza, Treviso, Udine, Vicenza e Forlì-Cesena.
Sostenibilità, digitalizzazione e strumenti di supporto
La transizione verso modelli produttivi più verdi e digitali è centrale: sempre più imprese investono in robotica, intelligenza artificiale, IoT e materiali innovativi per rispondere a normative stringenti e a consumatori attenti. Strumenti come il passaporto digitale dei prodotti aiutano a definire requisiti per la progettazione ecocompatibile, mentre regole europee su deforestazione zero e criteri di durabilità, riparabilità e contenuto riciclato stanno cambiando la filiera. Il riuso degli imballaggi in legno, per esempio, può alimentare circolarmente la produzione di pannelli per mobili, trasformando uno scarto in materia prima.
In questo scenario, il ruolo di partner come SACE diventa strategico: l’Export Credit Agency supporta il settore su tre leve principali — gestione dei rischi con soluzioni assicurative, supporto finanziario tramite garanzie e accesso al credito, e accompagnamento alla crescita con advisory e business matching. Con una rete di export advisor in 23 uffici e un portafoglio di operazioni assicurate pari a circa €290 miliardi in 200 mercati, SACE mira a rafforzare la competitività del settore sui mercati tradizionali ed emergenti, aiutando le imprese a navigare tra opportunità e incertezze globali.

