Centri del riuso e rete Surpluse: il contributo di Genova all’economia circolare

Un viaggio tra centri del riuso, iniziative locali e normative che spiegano perché il riuso è una strategia concreta per ridurre i rifiuti in città

Nel cuore delle città nascono luoghi pensati per ridurre i rifiuti e prolungare il ciclo di vita degli oggetti: i centri del riuso. Questi spazi non sono soltanto punti di raccolta, ma anche poli di riuso creativo, educazione ambientale e sostegno sociale, dove la comunità può donare, riparare o ritirare beni ancora utilizzabili. L’obiettivo è semplice e concreto: tenere fuori dal sistema di smaltimento materiali che possono continuare a servire la collettività.

Il valore sociale ed economico di queste attività è misurabile. Secondo le stime del progetto FORCE, 20 punti vendita dell’usato gestiscono beni pari a circa 53 tonnellate di ingombranti, con un risparmio stimato per la collettività di 65.000 € in costi di gestione dei rifiuti. Numeri come questi dimostrano che il riutilizzo è una leva tangibile per la sostenibilità urbana.

Perché i centri del riuso sono strategici

I centri del riuso rispondono a più esigenze contemporaneamente: riducono la quantità di rifiuti da trattare, valorizzano materiali ancora validi e generano opportunità sociali. Il concetto di prevenzione nella gerarchia dei rifiuti significa adottare misure che evitino la produzione del rifiuto stesso, e il riutilizzo è al centro di questa strategia. In pratica, un oggetto usato che viene riparato o scambiato evita il consumo di nuove materie prime e diminuisce gli impatti ambientali legati alla produzione e allo smaltimento.

Impatto economico e comunitario

Oltre al risparmio diretto sui costi di trattamento, i centri favoriscono inclusione e solidarietà: molte iniziative funzionano come strumenti di sostegno per fasce vulnerabili della popolazione, offrendo beni a costi ridotti o gratuitamente. Il riuso creativo e le attività di riparazione trasformano il gesto di donare in occasioni di formazione e scambio di competenze, aumentando il capitale sociale dei quartieri.

La realtà genovese: la rete Surpluse

A Genova la rete Surpluse ha messo a sistema esperienze diverse, creando punti riconoscibili dove donare, riparare o acquistare oggetti di seconda mano. L’idea è nata dall’esigenza di dare forma a un sistema capace di connettere botteghe, associazioni, amministrazione e cittadini, promuovendo un’estetica dell’imperfetto e una cultura del riuso che supera lo spreco.

Centri e iniziative significative

Tra i luoghi attivi in città troviamo il centro di Coronata (aperto alla fine del 2026), un laboratorio nel quale AMIU, il Comune e associazioni locali collaborano tramite un Patto di Collaborazione. A Palazzo Ducale, dal 2026, il Surpluse Ducale ospita anche la sede di ReMida Genova, dove eccedenze produttive vengono offerte a scuole e associazioni. Il centro nell’ex mercato di via Bologna, inaugurato a settembre 2026, è diventato un laboratorio di riparazione e il primo Repair Café registrato in Liguria; dal 2026 la sua gestione è affidata ad Assoutenti Liguria per garantire aperture estese alla comunità.

Normativa, progetti e finanziamenti

La spinta normativa alla prevenzione e al riuso arriva da più livelli: la direttiva europea 2008/98/CE mette la prevenzione al vertice della gerarchia dei rifiuti, e il D.Lgs. 152/2006 recepisce questo principio in Italia, con l’art.180 bis che sollecita i Comuni a promuovere spazi per lo scambio e l’esposizione temporanea di beni usati funzionanti. A livello regionale, la legge n. 16 del 5 ottobre 2015 enfatizza il rispetto della gerarchia europea e invita alla promozione dei centri comunali per il riuso, corredandosi di linee guida operative.

Progetti europei e locali

Il progetto europeo Horizon 2026 FORCE ha contribuito a individuare pratiche virtuose e a sostenere la diffusione di spazi urbani per il riuso. In ambito locale, iniziative come la Fabbrica del Riciclo (prima esperienza pubblica di AMIU, distrutta dopo la tragedia del ponte Morandi nel 2018) e strumenti digitali come la web app TooRNA dimostrano approcci diversi per coinvolgere i cittadini. Il finanziamento del progetto GE6.1.4.C C-City Città Circolare con PON METRO REACT EU Asse 6 – Azione 6.1.4 ha ulteriormente supportato la crescita della rete Surpluse.

Verso una rete replicabile

L’esperienza genovese mostra come un mix di politiche pubbliche, azione delle associazioni e progettazione partecipata possa dare vita a una rete efficace di punti per il riuso. Ogni sede mantiene un’identità propria, ma condivide strumenti, valori e il marchio Surpluse che facilita il riconoscimento. Il modello dimostra che trasformare rifiuti in risorse è possibile, vantaggioso ed esportabile in altre realtà urbane.

Un invito alla partecipazione

Donare, riparare o imparare a farlo: sono tutti gesti che costruiscono una città più sostenibile. Il messaggio è chiaro: il riutilizzo non è solo una soluzione tecnica, ma una pratica sociale che richiede il coinvolgimento attivo dei cittadini per consolidarsi e moltiplicare i suoi benefici.

Scritto da Roberto Conti

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